COP22 or Catch22 ? Back again in the Trap? Wasted Opportunity? .

how to buy viagra over the counterDespite the early entry into force, in record time the outcome of COP22 did  not coincide with the hopes we nourished. In Marrakech the climate talks end  without a bang. Our goal was to set the Paris Agreement in urgent and ambitious action by starting to write ‘global rule book’. Finally it is was thrown away opportunity, cloud of uncertainties and full of announcements. History repeats?

My interview with Italian Daily by Daniele Zappalà Paris correspondent of Italian newspaper “Avvenire” on 19th November 

 L’intervista. «Buttata via un’occasione»

La Cop22 non ha raggiunto la velocità di crociera richiesta permissioni d’emergenza comequesta». È severo l’esperto indiano Rajendra Shende, ex alto dirigente Unep (ProgrammaOnu per l’Ambiente) fra i padri del Protocollo di Montreal per “sanare” il buco nell’ozono ed ora al timone dell’Ong ambientalista “Terre policy centre”, rimanendo al contempo nel consiglio Unep.

Perché considera l’esito non soddisfacente?
Il mondo ha una finestra aperta per affrontare il problema del cambiamento climatico. Ma si tratta di uno spiraglio che si sta già per chiudere. La temperatura è già salita di un grado e le calamità ambientali sono osservabili. A Marrakesh, non siamo usciti dalla modalità dell’azione volontaria dominata da annunci. Nonostante la rapida entrata in vigore dell’accordo, l’esito non coincide con le speranze e la
cooperazione apparse a Parigi un anno fa.

Rispetto a Parigi, è già possibile un bilancio?

Lo scopo della Cop22 era di scrivere un “re-golamento” per raggiungere l’obiettivo di
limitare l’aumento di temperatura sotto i 2 gradi. Ma il compito non è stato svolto in modo rigoroso e focalizzato. Con determinazione, occorreva pianificare in modo meticoloso, dare basi legali, stabilire regole precise per i monitoraggi e i resoconti, lanciare incentivi per incoraggiare obiettivi
ambiziosi. Ma i lavori non sono parsi all’altezza.

Dopo l’elezione di Trump negli Usa, l’accordo di Parigi è minacciato?

Viviamo già in un mondo attraversato da minacce, compresa quella di un calo dell’impegno civile. Mi auguro che la retoricaelettorale resti lettera morta e che il buon senso prevalga. Sono pure istituzioni Usa come la Nasa e la Noaa a fornirci dati e osservazioni sul cambiamento climatico. Inoltre, cresce il numero di americani pronti all’azione e finora gli Usa hanno fatto il loro dovere approvando l’accordo.

Come si potranno sostenere i Paesi poveri in questa sfida?

Dal 1992, quando nacque in Brasile la piattaforma
Onu sul cambiamento climatico, l’economia mondiale è cambiata enormemente. Si è passati da due liste di Paesi i ricchi e i poveri, a svariate categorie ufficiali di Stati in via di sviluppo: i meno sviluppati,
gli emergenti, gli Stati insulari, i produttori di petrolio, gli Stati in guerra. Tutti hanno bisogno di aiuti finanziari, tecnologici e di un accompagnamento adattatiai casi specifici. Ma le questioni chiave
sono due: la mitigazione, cioè come ridurre le emissioni, e l’adattamento rispetto agli effetti del cambiamento climatico. A mio parere, sta diventando cruciale soprattutto l’aiuto al settore agricolo. Dopo due decenni di aumento delle emissioni, questo sostegno ai Paesi poveri è divenuto una scelta obbligata.

Qual è lo scenario attuale delle azioni per arginare e riparare i danni?

È una questione altamente critica e sempre più centrale per i Paesi vulnerabili che soffrono di più. Ma è pure il nodo più problematico in termini finanziari e di assistenza, soprattutto perché è impossibile
definire esattamente il costo dei danni materiali, sociali, umani. Come per i terremoti, occorrerà tanta buona volontà fra gli Stati per decidere sui singoli casi.

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